Portare il dato nel punto in cui serve all’operatore
Una parte importante dell’attività della Polizia Locale è costituita da verifiche. Prima di completare un procedimento, l’agente o l’operatore di back office deve spesso recuperare informazioni già detenute da altre amministrazioni o da sistemi differenti: dati anagrafici, informazioni relative a una posizione o altri elementi necessari per proseguire l’istruttoria.
Quando ogni verifica richiede l’accesso a un applicativo diverso, il procedimento viene continuamente interrotto. L’operatore apre un secondo sistema, esegue la ricerca, legge il risultato e successivamente torna alla pratica sulla quale stava lavorando. Se il dato deve anche essere riportato manualmente, aumentano tempo necessario e possibilità di errore.
L’interoperabilità permette di cambiare questo modello. La piattaforma K-INTEROP è stata progettata per consentire ai Comuni di fruire, consultare e acquisire i dati messi a disposizione dagli Enti Erogatori attraverso PDND, evitando di costruire integrazioni isolate per ogni singolo servizio.
Partire dalle verifiche reali del Comando
Il progetto dovrebbe iniziare dalle domande che gli operatori pongono ogni giorno e non dalla tecnologia disponibile. Per ogni procedimento è possibile individuare quali informazioni vengono cercate, chi le cerca, con quale frequenza e cosa succede dopo che il dato è stato recuperato.
L’obiettivo è rendere ogni integrazione utile a una specifica attività, evitando collegamenti tecnologici che non producono un beneficio concreto nell’operatività del Comando.
- verifiche anagrafiche;
- informazioni necessarie alla lavorazione delle sanzioni;
- controlli preliminari alla produzione di atti;
- recupero di dati durante le istruttorie;
- consultazione di servizi disponibili tramite PDND;
- accesso a dati provenienti da Enti Erogatori;
- collegamento delle informazioni con i gestionali già utilizzati;
- utilizzo dei dati direttamente all’interno dei workflow;
- autenticazione e profilazione degli operatori;
- tracciamento degli accessi;
- implementazione progressiva di nuovi e-service.
PDND senza creare un nuovo applicativo per ogni servizio
Uno dei vantaggi dell’approccio centralizzato consiste nella possibilità di utilizzare un unico livello di interoperabilità per accedere a servizi differenti.
Gli operatori possono utilizzare i servizi di fruizione direttamente attraverso un ambiente dedicato oppure continuare a lavorare sugli applicativi abitualmente utilizzati, che possono collegarsi attraverso API REST. I materiali di K-INTEROP prevedono espressamente entrambe le modalità e la possibilità di aggiungere progressivamente servizi offerti da nuovi Enti Erogatori.
Questo evita che l’Ente debba affrontare un nuovo progetto completamente indipendente ogni volta che si presenta la necessità di accedere a una nuova informazione.
Un dato utilizzabile all’interno del procedimento
L’interoperabilità diventa particolarmente efficace quando il risultato della verifica viene utilizzato direttamente dal processo che l’ha richiesta.
Se l’Ufficio Verbali deve controllare un’informazione, il dato può essere visualizzato nel punto della pratica nel quale è necessario. Se l’operatore sta gestendo un’altra istruttoria amministrativa, il servizio può essere richiamato dal relativo workflow.
In questo modo viene ridotta la distanza tra “consultare una banca dati” e “utilizzare un dato per svolgere un’attività”. L’operatore continua a lavorare sul proprio procedimento e il sistema recupera l’informazione necessaria attraverso il canale autorizzato.
Interoperabilità come progetto progressivo
Non è necessario collegare contemporaneamente tutte le fonti disponibili.
Per un Comando è spesso più efficace individuare inizialmente le verifiche che generano il maggior numero di accessi manuali o che rallentano maggiormente le pratiche. Da queste si può costruire una roadmap progressiva di interoperabilità.
La piattaforma è progettata proprio per essere implementabile con ulteriori servizi di accesso ai dati in funzione delle esigenze del Comune.
Il risultato è un modello nel quale l’interoperabilità non rappresenta un adempimento astratto, ma uno strumento operativo: meno passaggi tra applicativi, minori ricopiature e informazioni disponibili nel momento in cui agenti e uffici devono utilizzarle.